• La riduzione del traffico nei negozi, ma anche il timore di contaminazione dei prodotti alimentari hanno portato a una riduzione delle vendite nel caso dei prodotti freschi.
Secondo uno studio, su ordinazione Presso Lorraine Bakery Group NV, attraverso il quale è stato tracciato l’impatto della pandemia da coronavirus sulla vendita del pane fresco, sono state evidenziate le cause che hanno determinato il calo delle vendite, ma anche come i consumatori possano ritornare alle loro precedenti abitudini di consumo.
Pertanto, i risultati di questo studio, al quale hanno partecipato 1200 persone provenienti da 6 paesi europei (Belgio, Turchia, Russia, Polonia, Repubblica Ceca e Romania), hanno mostrato che il 66% dei consumatori esce di casa meno spesso per acquistare cibo, il traffico nei negozi riducendosi così a meno del 50% rispetto al periodo pre-crisi. Il 50% degli intervistati, invece, ha dichiarato di non aver modificato le proprie abitudini di acquisto durante le restrizioni imposte dallo stato di emergenza, acquistando gli stessi alimenti ma con frequenza ridotta.
I consumatori rumeni, nella stessa situazione dei belgi
In Belgio, il 42% degli intervistati ha confermato una paura generale di fare la spesa al supermercato, rispetto al 32% che ha avuto una paura specifica di acquistare il pane fresco. In Turchia le percentuali sono simili 53%, in Russia rispettivamente 20% e 17%, in Polonia 55% contro 42%, in Romania 40% contro 34%.
In Romania, tra i consumatori si è riscontrata una paura generale di fare la spesa al supermercato, soprattutto quelli della categoria famiglia, senza mostrare timori particolari legati al pane fresco. Sorprendentemente, il comportamento dei consumatori rumeni è più vicino a quello dei belgi che a quello dei turchi o dei polacchi, solitamente più vicini a noi in termini di consumo.
Limitazione del traffico, il motivo principale
Il motivo principale del calo delle vendite di prodotti alimentari freschi, in generale, e di pane, in particolare, è la restrizione della circolazione, alla quale si aggiunge, come dimostra lo studio, il timore di contaminazione dei prodotti alimentari, che avrebbe potuto diventare un pericolo canale di trasmissione del virus.
Quanto fosse fondato questo timore, lo apprendiamo da autorità come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), che ci assicurano che non esiste alcun rischio reale di trasmissione della malattia Covid 19 attraverso il consumo degli alimenti, nelle condizioni di rispetto delle misure di protezione ed igiene. Tuttavia, il panico generale per la contaminazione ha temporaneamente influenzato le abitudini di acquisto di alimenti freschi.
Quindi, a causa della ridotta frequenza delle sessioni di spesa, è naturale che uno degli alimenti più colpiti sia il pane fresco. Dallo studio emerge che la limitazione delle visite al supermercato è la causa principale del calo delle vendite di pane fresco, come dichiarato dal 66% degli intervistati. Un aspetto interessante da tenere in considerazione è l’abitudine di congelare il pane per la conservazione a lungo termine, abitudine che è stata anche uno dei fattori che ha influenzato l’acquisto di una maggiore quantità di pane fresco in 4 dei paesi inclusi nello studio, come come Repubblica Ceca, Polonia, Turchia e Belgio.
Garantire l'igiene nei punti vendita resta l'azione principale che spinge le persone a riprendere le vecchie abitudini di consumo nel caso del pane fresco
Come ben sappiamo, durante i mesi della pandemia sono state adottate misure rigorose per controllare la diffusione del virus e per consentire ai consumatori l’accesso ai prodotti alimentari freschi in condizioni di sicurezza. Le misure imposte sono state attentamente monitorate dalle autorità per essere rispettate da ogni anello coinvolto: dall'approvvigionamento delle materie prime, alla produzione, allo stoccaggio e poi alla vendita nei negozi.
"Al momento non ci sono prove che il cibo sia un canale di trasmissione del virus, questo vale anche per il pane fresco nei negozi. Il pane fresco che troviamo sugli scaffali dei negozi viene cotto ad alta temperatura, 180 gradi, una temperatura sufficientemente alta da eliminare ogni traccia di possibili virus. Tutto il pane fresco, non confezionato, è esposto nei negozi dietro la copertura trasparente protettiva di appositi mobili, mobili regolarmente disinfettati dal personale del negozio, secondo procedure.
E bisogna parlare, in questo contesto, anche delle norme igieniche che anche i clienti del punto vendita devono seguire costantemente: indossare la mascherina, toccare solo i prodotti che intendono acquistare, utilizzare le apposite pinze dello scaffale del pane o i guanti monouso." - Paul Anghel, Direttore Generale dell'ANPC
L’abolizione delle restrizioni alla circolazione ha comportato un aumento naturale delle vendite di prodotti alimentari freschi in tutte le categorie, compreso il pane fresco. Una comunicazione chiara e costante, ma anche la garanzia delle misure igieniche adottate nei punti vendita, resta la principale azione che spinge i consumatori a riprendere le vecchie abitudini di acquisto, con una maggiore attenzione alla propria sicurezza e a quella degli altri.
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